Fibroma non ossificante. Significato del termine medico 'Fibroma non ossificante' presente nel dizionario medico online gratuito.   
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Significato termine medico Fibroma non ossificante

Tumore benigno del tessuto connettivo dotato di consistenza fibro-elastica. Si presenta spesso lungo il decorso dei tendini delle mani o delle aponevrosi.

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  • Fascite eosinofila
  • Malattia infiammatoria di origine sconosciuta. Interessa le fasce muscolari degli arti con dolore articolare, tumefazione e ispessimento della pelle. Si riscontra notevole aumento degli eosinofili circolanti, della VES e della concentrazione delle gammaglobuline. [...]
  • Fecondazione naturale
  • Penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo dopo il coito: gli spermatozoi eiaculati nel fornice vaginale posteriore risalgono il canale cervicale e la cavità uterina sino alla congiunzione della tuba con il fondo dell’utero, dove trovano l’ovulo. Gli spermatozoi per ogni eiaculazione sono decine di milioni, ma ne basta uno solo per fecondare l’ovulo. La fecondazione naturale presuppone condizioni di fertilità dell’uomo [...]
  • Feci
  • Materiale eliminato dall’organismo con la defecazione attraverso l’ano, e costituito da residui alimentari, fibre vegetali non digeribili, cellule intestinali di sfaldamento, batteri e acqua. In condizioni normali la quantità giornaliera di feci, nei soggetti con alimentazione di tipo occidentale, si aggira sui 200-300 g. Il colore è bruno per la presenza di stercobilinogeno (prodotto di degradazione della bilirubina), più scuro nel regime carneo povero di scorie e nelle feci esposte all’aria (perché lo stercobilinogeno viene ossidato in stercobilina); il colore risulta più chiaro se l’alimentazione è ricca di vegetali e frutta; giallo oro nei lattanti; verde da clorofilla se si assumono verdure, ma anche da biliverdina (feci alterate del lattante); il colore diventa nero se si assumono mirtilli, carbone o ferro. In condizioni patologiche le feci diventano nere in corso di sanguinamenti del tratto alto del tubo digerente [...]
  • Fatica
  • Condizione fisiologica che si realizza quando un muscolo, sottoposto a stimoli ripetuti di una certa intensità e frequenza, riduce progressivamente la sua capacità contrattile, fino a raggiungere uno stato di esaurimento, caratterizzato dalla mancanza di risposta agli stimoli nervosi. La fatica è dovuta al massimo consumo e all’esaurimento dei materiali energetici di riserva del tessuto muscolare (glicogeno in particolare), nonché all’accumulo in esso di acido lattico e di altre scorie cataboliche, che hanno la proprietà di inibire l’eccitabilità delle fibre muscolari. I muscoli, resi ineccitabili dalla fatica, riacquistano le loro normali capacità contrattili dopo un adeguato periodo di riposo, durante il quale vengono allontanati i cataboliti tossici e ripristinate le riserve energetiche cellulari. La fatica provoca alterazioni caratteristiche di vari organi e apparati, che concorrono a creare la sensazione di pesantezza del lavoro compiuto: aumento della frequenza del polso e del respiro, ridotta sensibilità delle strutture muscolari alle sollecitazioni volontarie provenienti dai centri nervosi, sudorazione profusa ecc. Il rendimento del lavoro muscolare si riduce progressivamente, anche per via di fattori psichici [...]
  • Fame
  • Sensazione provocata dal bisogno di cibo. Tale sensazione può essere alterata in alcuni disturbi psichici, che possono portare a una eccessiva assunzione di cibo (bulimia, crisi maniacali, episodi acuti della schizofrenia) o a una netta diminuzione (crisi depressive, sindromi ipocondriache), fino ad arrivare al digiuno, come nella anoressia mentale. Il meccanismo di regolazione della fame ha sede nell’ipotalamo ed è affidato alla fine interazione tra il centro della fame e quello della sazietà. Il primo è costantemente attivo e viene inibito dal centro della sazietà, la cui attività è direttamente proporzionale alla velocità con cui [...]
  • Fibrinolisi
  • Processo fisiologico che ha come evento terminale la dissoluzione del reticolo di fibrina formatosi in conseguenza della coagulazione del sangue. La fibrinolisi ha lo scopo di mantenere l’integrità del coagulo per il tempo strettamente necessario all’arresto dell’emorragia e di impedire altresì la formazione di trombi intravascolari che si può verificare per attivazione spontanea della coagulazione. La fibrinolisi inizia con la conversione del plasminogeno in plasmina per opera degli attivatori del plasminogeno, i più noti fra i quali sono l’urochinasi, varie sostanze di origine tessutale e vascolare (liberate in seguito a esercizio fisico, ipoglicemia, shock ipovolemico) e una sostanza di origine batterica, [...]
  • Flutter atriale
  • Tachiaritmia cardiaca sopraventricolare, caratterizzata da un'attivazione atriale molto rapida (compresa solitamente tra 250 e 350 impulsi al minuto) e regolare. L'impulso proveniente dagli atri viene bloccato a livello della regione di passaggio tra atri e ventricoli (giunzione atrioventricolare): dall'entità di questo blocco dipende la frequenza di attivazione ventricolare (solitamente corrisponde alla metà della frequenza atriale, cioè circa 150 battiti al minuto). Il flutter atriale solitamente insorge acutamente in pazienti affetti da: 1) cardiopatia con dilatazione atriale (scompenso cardiaco congestizio, valvulopatia mitralica e tricuspidale); 2) processi infiammatori a carico degli atri; 3) processi infiltrativi atriali (amiloidosi ecc.); 4) altre malattie concomitanti: pericardite, insufficienza respiratoria; 5) recenti interventi cardiochirurgici. In alcuni casi il flutter atriale non trattato perdura a lungo (mesi o anni) ma la sua evoluzione naturale (se non si interviene, cioè) è verso la fibrillazione atriale, di [...]
  • Favismo
  • Malattia ereditaria caratterizzata da crisi emolitiche acute, ittero, emoglobinuria, febbre, dolori addominali, che compaiono in seguito all’esposizione ai pollini delle piante di fave o all’ingestione di questi legumi. Per estensione, pur se non correttamente, con il termine favismo si indica l’anemia emolitica causata da deficit eritrocitario dell’enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, di cui in realtà il favismo rappresenta soltanto una variante. La glucosio-6-fosfato-deidrogenasi è un enzima la cui attività è essenziale per proteggere il globulo rosso dall’azione di sostanze ossidanti. Se tale enzima risulta carente, la sopravvivenza dei globuli rossi diminuisce e inoltre si possono avere crisi emolitiche acute in seguito all’assunzione di farmaci (antimalarici, sulfamidici, nitrofurantoina, analgesici), all’ingestione di alimenti (fave, piselli), nel corso di infezioni (polmoniti, salmonellosi): [...]
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  • Tumore benigno del tessuto connettivo a struttura [...]
  • Fenestrazione
  • In una protesi gessata, creazione di una o più aperture che vengono utilizzate per il controllo visivo diretto [...]
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