Furfuràceo. Significato del termine medico 'Furfuràceo' presente nel dizionario medico online gratuito.   
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Significato termine medico Furfuràceo

Termine che definisce una desquamazione della pelle fine, di dimensioni quindi molto ridotte rispetto a quella lamellare o a lembi.

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Altri termini medici nel dizionario medico che iniziano con la 'F'

  • Fotosensibilizzanti
  • Sostanze che, applicate sulla cute o introdotte nell’organismo per via sistemica, sono in grado di provocare una reazione cutanea in presenza di radiazioni solari in quantità tale che normalmente sarebbero insufficienti a causarla. Le reazioni cutanee si manifestano con eruzioni eritematose o papulo-vescicolose, orticarioidi o eczematose; tali lesioni possono diffondersi anche alle zone non esposte alla [...]
  • Forchetta
  • (o forcella), formazione simile a una piccola forca: forchetta sternale, incisura mediana [...]
  • Fibrinògeno
  • Proteina (globulina) circolante sintetizzata dal fegato, la cui attività è indispensabile per la coagulazione del sangue. La sua concentrazione ematica è di 200-400 mg per 100 ml; quando la concentrazione è inferiore al 35% di quella normale si parla di ipofibrinogenemia. Il fibrinògeno è costituito da due subunità identiche, ciascuna formata da tre catene polipeptidiche, e rappresenta il substrato d’azione della trombina, un enzima proteolitico che, previo distacco di due frammenti (i fibrinopeptidi A e B), forma i cosiddetti monomeri di fibrina; questi dapprima si uniscono fra loro con legami labili e, dopo l’intervento del fattore di coagulazione [...]
  • Fòvea
  • Depressione centrale della macula lutea della retina, che corrisponde all’estremità posteriore dell’asse ottico ed è la sede della visione distinta. All’oftalmoscopia la fòvea appare ovale, di colore scuro; al limite esterno appare un riflesso anulare [...]
  • Fibroscopio
  • Termine ancora usato talvolta per indicare l’endoscopio a fibre ottiche, con l’intento di distinguerlo dal tradizionale endoscopio [...]
  • Fégato
  • Indice:Struttura anatomicaFunzioni del fegatogrossa ghiandola, annessa all’apparato gastroenterico, che si trova nella parte superiore destra della cavità addominale: ha forma grossolanamente ovoidale, colore rosso brunastro e consistenza molle.Struttura anatomicaIl fégato è a contatto con il diaframma mediante la sua faccia superiore, con l’intestino e il rene destro mediante quella inferiore, e con la parete posteriore dell’addome e il rachide mediante la faccia posteriore. Sulla sua superficie si rivelano incisure e impronte dovute all’intimo contatto con altre formazioni anatomiche. Sulla faccia inferiore sono impressi solchi profondi dovuti alle impronte corrispondenti alla cistifellea, alla vena ombelicale e al canale venoso; sulla stessa faccia inferiore si trova l’ilo o porta del fegato, attraverso il quale passano vasi, nervi e canali epatici. La faccia superiore è divisa in due parti dalla linea d’inserzione del legamento falciforme; la faccia posteriore infine è attraversata da una doccia, corrispondente alla vena cava inferiore (vena porta) e segnata da un’incavatura dovuta all’esofago. Per la presenza dei vari solchi, il fégato è distinto in quattro lobi: il destro, il sinistro, il quadrato, il caudato. Lo tengono a posto i visceri sottostanti, la vena cava inferiore a esso intimamente legata, ma anche il centro tendineo del diaframma, il peritoneo parietale e altre lamine sierose peritoneali, quali i legamenti epatici destro e sinistro, falciforme, rotondo e epatoduodenale. Esternamente è avvolto da due membrane, o tuniche: una sierosa, dipendente dal peritoneo, più superficiale, e una fibrosa (o capsula di Glisson), che lo riveste senza interruzioni, continuandosi con il connettivo interlobulare e avvolgendone i vasi e i condotti biliferi. La struttura interna è lobulare; il parenchima è infatti costituito da un gran numero di unità elementari, i lobuli, tutte uguali e dotate di autonoma funzione, a forma di piramidi poligonali tronche, alte 2 mm e larghe 1. Negli spazi interlobulari, detti anche portali, decorrono le ultime ramificazioni della vena porta, attraverso le quali giunge al lobulo il sangue proveniente dall’intestino, carico di sostanze assorbite nel corso della digestione. Nell’asse del lobulo scorre invece la vena centrolobulare, che rappresenta l’origine del cosiddetto circolo del fégato o circolo portale, cioè delle vene sovraepatiche tributarie della vena cava inferiore. Tra la vena centrolobulare e la periferia del lobulo le cellule epatiche sono ordinate in colonne disposte radialmente, che lasciano tra di loro degli spazi (sinusoidi) attraverso i quali il sangue proveniente dalle vene interlobulari raggiunge la vena centrolobulare. [...]
  • Flora battèrica
  • (o microbica), insieme delle specie batteriche che vivono in un determinato ambiente. Nell’organismo [...]
  • Fibre
  • Formazioni anatomiche microscopiche o submicroscopiche dall’aspetto fusiforme o filamentoso. Il termine è usato per indicare cellule allungate o insiemi cellulari (sincizi, cellule muscolari) o prolungamenti di cellule (fibre nervose); altre ancora sono produzioni di cellule ma collocate, come elementi acellulari, nel contesto di altri tessuti (per esempio, le [...]
  • Furosemide
  • Composto sulfonamidico ad azione diuretica molto intensa, agisce bloccando il riassorbimento di sodio e di cloro nel tratto ascendente dell'ansa di Henle (e in minor misura nei tubuli prossimali e distali) del nefrone e bloccando la pompa sodio/potassio. Esplica, inoltre, azione vasodilatatrice diretta sui vasi renali. L'inizio della diuresi e della dilatazione arteriolare che esso induce è rapido, ma l'effetto persiste per un periodo più breve (4 ore). L'effetto è dose-dispendente: è, pertanto, possibile ottenere una diuresi guidata. Non vengono inoltre modificati significativamente i valori pressori nel normoteso. Aumenta la diuresi e l’escrezione di sodio, cloro e potassio. Le sue indicazioni comprendono: tutte le forme di edemi a genesi cardiaca, acuta e cronica; ascite da [...]
  • Fotoferesi extracorporea
  • Tecnica immunomodulatoria che consiste nel prelevare i linfociti, che dopo essere stati esposti a un composto fotoattivo e alla luce ultravioletta, vengono reinfusi in circolo. Questo trattamento sembra [...]
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