Iatropatìa. Significato del termine medico 'Iatropatìa' presente nel dizionario medico online gratuito.   
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Significato termine medico Iatropatìa

Sinonimo di malattia iatrogena (vedi iatrogena, malattia).

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  • Ittiosi
  • Gruppo di malattie ereditarie dovute ad anomalie della cheratinizzazione (genodermatosi). Compaiono in genere nei primi anni di vita, tendono a stabilizzarsi e a persistere indefinitamente. La cute si presenta secca, ruvida, ricoperta da squame di colorito bianco-grigiastro, a volte bruno-nerastro, che aderiscono agli strati sottostanti soltanto nella zona centrale, si distaccano con facilità e si riproducono rapidamente. In genere sono colpiti gli arti e il tronco, ma l’affezione può diffondersi a tutto il corpo risparmiando le zone delle pieghe (ascellari, inguinali ecc.), le [...]
  • Ispezione
  • Osservazione completa e sistematica del malato (forme esterne, stato e colorito della pelle, movimenti, atteggiamento) allo scopo [...]
  • Ipertropìa
  • Deviazione di uno dei due occhi verso l’alto. Di solito [...]
  • Intercrurale
  • Si dice di ciò che è compreso nello spazio fra i due anelli crurali (formazioni anatomiche delimitate [...]
  • Infarto miocàrdico
  • Indice:Quadro clinicoDiagnosi e terapianecrosi del tessuto muscolare cardiaco, conseguente a ostruzione prolungata di una o più delle arterie (arterie coronarie) che portano il sangue al cuore, con riduzione critica della perfusione dell'organo in toto o di una sua parte. La riduzione è acuta ma il processo patologico a cui si accompagna può datare da tempo: la causa principale dell'infarto miocàrdico è, infatti, una trombosi; meno frequentemente, uno spasmo coronarico; entrambi gli eventi, tuttavia, si verificano preferenzialmente a livello di preesistenti lesioni di natura aterosclerotica della parete vasale. Trombosi e spasmo possono, peraltro, coesistere e influenzarsi a vicenda.Quadro clinicoIl principale fattore di rischio è rappresentato da una preesistente cardiopatia ischemica da coronaropatia aterosclerotica, ma va detto che nel 50% circa dei casi l'infarto può essere la prima manifestazione in assoluto di una coronaropatia. Altri fattori che in generale comportano un aumento del rischio di infarto miocàrdico sono: le dislipidemie, e in particolare l'ipercolesterolemia; l'ipertensione arteriosa; il fumo di sigaretta (il fumatore ha rischio doppio rispetto al non fumatore, che diventa triplo se consuma più di 20 sigarette al giorno e aumenta ulteriormente se è associato ad altri dei fattori di rischio elencati); il diabete mellito; il sesso maschile e un'età compresa tra i 50 e i 60 anni. A questi si aggiungono aspetti tipologici quali: familiarità, obesità, inattività fisica; e fattori precipitanti: sforzo fisico violento, emozione intensa, emorragia grave, shock, stress continuo, iperlavoro fisico o mentale, decorso postoperatorio (soprattutto negli anziani). L'infarto miocàrdico colpisce prevalentemente il ventricolo sinistro, ma anche quello destro non ne è esente. La sintomatologia classica è caratterizzata da dolore intenso, in sede retrosternale - descritto solitamente come una morsa, un senso di oppressione o costrizione, un peso - che si irradia al collo, alla mandibola e al braccio sinistro, e che dura da alcune ore (in ogni caso più di 20-30 minuti). Tipicamente, il dolore non scompare del tutto con il riposo, nè con l'assunzione di farmaci coronarodilatatori (isosorbide dinitrato, trinitrina ecc.). Questa è tuttavia solo una delle mille facce con cui può presentarsi un infarto miocardico. In percentuali variabili di casi, per esempio, il dolore può presentarsi con caratteristiche descrittive diverse, oppure essere localizzato all'epigastrio o, ancora, irradiarsi al braccio destro anziché al sinistro o, infine, mancare del tutto (pazienti anziani e diabetici). Qualche volta, il paziente riferisce dolore solo alla mascella, come se si trattasse di un mal di denti, oppure l'esordio simula un comune mal di gola accompagnato da dolore bilaterale ai polsi. Il dolore può inoltre essere variamente accompagnato da astenia intensa, sudorazione fredda, nausea e vomito. In altri casi, poi, specialmente negli anziani, può presentarsi solo come una dispnea improvvisa che a volte si aggrava fino a un quadro di edema polmonare acuto. Il paziente è generalmente ansioso e agitato, alla ricerca di diverse posizioni che allevino il dolore. Spesso appare [...]
  • ìnguino-femorale, regione
  • Regione del corpo situata tra la coscia e l’addome, delimitata in alto dal [...]
  • Impetìgine
  • Dermatite che fa parte del gruppo delle piodermiti; colpisce soprattutto neonati, bambini e giovani adulti, specialmente nella stagione estiva. Si trasmette per contatto diretto o mediato (asciugamani, cuscini); talora si può assistere a piccole epidemie in comunità infantili. È caratterizzata da una eruzione di vescicole di pochi millimetri di diametro; quando queste lesioni si rompono fuoriesce una secrezione sieropurulenta, fluida, di colorito paglierino, che, essiccandosi, dà origine a croste stratificate, di colore giallo oro, poco aderenti, che tendono a cadere spontaneamente senza lasciare cicatrici. Compare con maggiore frequenza nelle regioni esposte (viso, collo). L’impetìgine del cuoio capelluto è una frequente complicazione della pediculosi. [...]
  • Ipogàstrico, plesso
  • Plesso addominale del sistema nervoso periferico, situato nello spazio sottostante alla biforcazione aortica, all'altezza della 4a-5a vertebra lombare: riceve rami dai nervi [...]
  • Iposomìa
  • Sviluppo inadeguato del [...]
  • Interleuchine
  • Proteine di piccole dimensioni, appartenenti alla famiglia delle citochine, che vengono secrete dai leucociti durante la risposta immunitaria. Mediante la secrezione di queste molecole un leucocito può guidare l’attività di un altro leucocito. In questo modo una sola cellula attivata può mettere in moto numerose funzioni in altri leucociti e regolarne intensità e direzionalità. Le interleuchine costituiscono quindi uno dei principali meccanismi della comunicazione tra le cellule del sistema immunitario, un vero e proprio linguaggio immunitario, in cui ognuna di queste molecole, da sola o in associazione con altre, promuove e coordina le attività delle altre cellule. Con tecniche di bioingegneria vengono anche prodotte interleuchine a scopo terapeutico con la funzione di regolare la crescita, la differenziazione e l’atteggiamento funzionale delle cellule del sistema immunitario. Le interleuchine vengono talvolta suddivise in linfochine e monochine, a seconda che vengano secrete principalmente da linfociti o da monociti. Attualmente si tende a considerarle genericamente come citochine, cioè fattori di crescita e di differenziazione che regolano l’attivazione cellulare, non solo limitatamente al sistema immunitario. Le cellule del sistema immunitario, disposte nei vari distretti dell’organismo, quando percepiscono i segni di un’invasione estranea secernono interleuchine. In alcuni casi le interleuchine fungono da veri e propri ormoni, e attraverso il torrente circolatorio raggiungono il cervello e il midollo. In seguito a un’intensa attivazione dei macrofagi di un tessuto, o in seguito alla fagocitosi di batteri penetrati attraverso una ferita, si [...]
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