Termine medico: Rame

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Rame

Elemento chimico presente nella struttura di numerosi enzimi ossidativi (per esempio, citocromoossidasi, tirosinasi). Svolge un ruolo importante nei processi dell’osteogenesi, nell’eritropoiesi, nell’assorbimento intestinale e nel metabolismo del ferro. Ne assumiamo giornalmente con la dieta 2,5-5 mg, quantità sufficiente a mantenere l’equilibrio metabolico. Il contenuto totale di rame nell’organismo umano è valutato nell’ordine di 140-210 mg. Le concentrazioni più elevate si hanno nel cervello, nel cuore, nel fegato e nel rene. I livelli ematici aumentano notevolmente nel corso della gravidanza. Non si conosce una sindrome da carenza di rame, dato che qualsiasi tipo di dieta garantisce l’assunzione di questo elemento in quantità sufficiente per il fabbisogno giornaliero. La degenerazione epatolenticolare, o malattia di Wilson, è una rara malattia dovuta all’eccessiva deposizione di rame nei tessuti conseguente al deficit congenito di ceruloplasmina. Vari composti di rame vengono adoperati come pesticidi, in particolare contro gli insetti e i funghi infestanti le piante. I sali di rame (in particolare il solfato) possiedono una potente azione emetica e ciò riduce notevolmente i pericoli di intossicazione acuta in seguito alla loro assunzione per via orale.
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