Tricùspide, vàlvola. Significato del termine medico 'Tricùspide, vàlvola' presente nel dizionario medico online gratuito.   
Dizionario medico online

Significato termine medico Tricùspide, vàlvola

Valvola situata sull’orifizio atrioventricolare destro del cuore, caratterizzata dalla presenza di tre lembi (o cuspidi), su cui si inseriscono le formazioni tendinee che partono dai pilastri del ventricolo; la chiusura della vàlvola tricùspide impedisce il riflusso del sangue nell’atrio durante la sistole del ventricolo.del ventricolo; la chiusura della vàlvola tricùspide impedisce il riflusso del sangue nell’atrio durante la sistole del ventricolo.

Commenti

Altri termini medici nel dizionario medico che iniziano con la 'T'

  • Tromboflebite
  • Infiammazione della parete di un vaso venoso, seguita dalla formazione di un trombo. Fattori causali e predisponenti possono essere costituiti da: aumento della coagulabilità del sangue o del numero delle piastrine; diminuzione della velocità di circolazione del sangue periferico; lesioni delle pareti venose; malattie infettive; gravidanza e parto; interventi chirurgici; traumi; stati tossici e cachettici. Le sedi più frequenti sono le vene degli arti inferiori, la vena cava inferiore, le vene pelviche, la vena porta, i seni della dura madre; spesso si osservano tromboflebiti migranti successivamente in vari distretti. La tromboflebite degli arti inferiori si manifesta con dolore, che inizialmente è sordo e poi diventa bruciante, febbricola, edema, aumento della temperatura e notevole arrossamento della cute soprastante [...]
  • Tricoleucemìa
  • (o leucemia a cellule capellute o, in inglese, hairy cell leukemia), tipo di leucemia linfatica cronica, in cui i linfociti B proliferanti presentano all’osservazione microscopica delle propaggini citoplasmatiche sottili, simili a capelli. È caratteristico [...]
  • Tendinite
  • Infiammazione dei tendini, che può essere isolata o, più frequentemente, coinvolgere la guaina tendinea (vedi tenosinovite); [...]
  • Transferrina
  • Globulina della classe beta, sintetizzata dal fegato, che svolge la funzione di veicolo trasportatore del ferro nel sangue. La concentrazione di transferrina nel plasma (transferrinemia) di solito non viene misurata come tale, ma come quantità di ferro che essa potrebbe legare qualora fosse completamente saturata (capacità ferro-legante totale del plasma: 300-400 [...]
  • Termocettore
  • Recettore nervoso deputato alla raccolta [...]
  • Tachifilassi
  • Diminuzione fino alla scomparsa dell’effetto farmacologico di farmaci somministrati ripetutamente a brevi intervalli di tempo. È una sorta di abitudine [...]
  • Tumori, radioterapìa dei
  • Indice:La radioterapia esternaLa radioterapia interstiziale ed endocavitariaLa radioterapia metabolicaSensibilità dei tumori alla radioterapiaLa radioterapia palliativa e di complemento chirurgicoSchemi di somministrazione ed effetti secondaritrattamento dei tumori mediante l’uso di radiazioni ionizzanti. L’impiego della radioterapia nel trattamento dei tumori si basa sulla possibilità di ottenere la distruzione totale del tumore nella sede di sviluppo, evitando il più possibile alterazioni gravi e irreversibili dei tessuti sani circostanti. L’effetto terapeutico si basa su un’azione selettiva, che induce gradualmente nelle cellule tumorali un danno incompatibile con la sopravvivenza, ma consente alle cellule normali di riprendersi dal danno subito.La radioterapia esternaLa radioterapia può essere effettuata secondo varie modalità. Nella radioterapia esterna il fascio di radiazioni, originato da un’apparecchiatura esterna al paziente, viene indirizzato sul tumore attraverso una o più regioni cutanee (dette “porte”); di prevalente impiego sono i raggi X (prodotti dagli apparecchi di roentgenterapia, dagli acceleratori e dai betatroni) e i raggi gamma, generati dalle unità di telecobaltoterapia e telecesioterapia. La roentgenterapia viene oggi impiegata nei tumori che interessano la cute e i tessuti sottocutanei. Con gli altri strumenti vengono utilizzate radiazioni ad alta energia: queste ultime si dimostrano utili per l’irradiazione di masse tumorali localizzate in zone profonde del corpo, in quanto dotate di un elevato potere di penetrazione, risparmiando però sia la cute sia i tessuti sani situati al difuori del raggio d’azione del fascio di radiazioni. Il campo d’impiego è particolarmente allargato alla cura dei linfomi, dei seminomi del testicolo e del carcinoma prostatico e in genere per aggredire voluminose masse neoplastiche viscerali.La radioterapia interstiziale ed endocavitariaLa radioterapia interstiziale (o curieterapia) prevede l’infissione di preparati radioattivi in forma di aghi, fili, o semi, nello spessore del tessuto tumorale: ha il vantaggio di consentire l’erogazione di dosi elevate di radiazioni in un piccolo volume e in un tempo relativamente breve. Si ricorre a sorgenti radioattive naturali o artificiali (radio, cesio, ma perlopiù iridio) emittenti raggi gamma: trova indicazione nei tumori che si prestano all’applicazione locale di radiazioni (carcinomi del labbro, della bocca, della lingua, della pelle, della mammella, della vulva, dell’ano). La curieterapia endocavitaria consiste nell’introduzione di preparati radioattivi contenuti in speciali applicatori o in apparecchi appositamente modellati per essere adattati in cavità naturali dell’organismo (vagina, utero). Le fonti emittenti sono le stesse utilizzate per la radioterapia interstiziale.La radioterapia metabolicaLa radioterapia metabolica prevede l’impiego di sorgenti radioattive artificiali introdotte per via orale o endovenosa. Nella maggior parte dei casi si fa ricorso a radioisotopi per la cura delle metastasi da tumori della tiroide (iodio radioattivo): l’isotopo viene attivamente captato dal tessuto tumorale, esercitando l’azione terapeutica in modo costante anche sui focolai più inaccessibili. La somministrazione intraddominale di radiooro o radiofosforo viene ancora utilizzata in qualche caso, dopo l’intervento chirurgico per tumori delle ovaie, allo scopo di eradicare residui tumorali a livello del peritoneo. Radiofosforo viene somministrato nei pazienti portatori di policitemia veraSensibilità dei tumori alla radioterapiaNel complesso la radioterapia viene utilizzata nel trattamento di molti tumori, con intento sia palliativo sia curativo, analogamente alle altre modalità terapeutiche di impiego oncologico. I tumori più sensibili al danno indotto da radiazioni sono quelli del sistema linfatico, il seminoma del testicolo, i carcinomi indifferenziati delle prime vie respiratorie e digestive, il sarcoma osseo di Ewing, il basalioma e l’epitelioma cutanei. A questi vanno aggiunti il tumore del corpo dell’utero, il carcinoma mammario, i tumori del grosso intestino e di alcune ghiandole endocrine (ipofisi e tiroide), dell’ovaio e del testicolo; meno sensibili sono i tumori del sistema nervoso, i sarcomi dei tessuti molli, l’osteosarcoma e il melanoma. Va precisato che, oltre al fattore [...]
  • Timina
  • Una delle basi azotate che [...]
  • Tritanopìa
  • Anomalia del senso cromatico, consistente nell’incapacità [...]
  • Trypanosoma cruzi
  • Protozoo flagellato, che provoca la tripanosomiasi americana o [...]
Seguici
facebook twitter google+ rss
Ricerca termini medici
Seguici su facebook
Questi termini medici li conosci?
Altri dizionari medici
do you network?