Lettera I

Ipercalcemìa

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Aumento oltre la norma del contenuto di calcio nel sangue.

Si ha vera ipercalcemìa solo quando non è associata a un’elevata concentrazione plasmatica di proteine: se è associata, non ha significato patologico ma dipende dal fatto che il calcio, staccatosi dall’osso, si fissa alle proteine plasmatiche.

L’ipercalcemìa può essere collegata a patologie delle paratiroidi (iperparatiroidismo primitivo, terapia con litio, ipercalcemia ipercalciurica familiare), a neoplasie maligne metastatizzate alle ossa o direttamente secernenti calcio (neoplasie mammarie, polmonari, renali, mieloma multiplo, linfomi, leucemie; si verifica ipercalcemia anche in corso di neoplasie endocrine multiple, le cosiddette MEN) e a intossicazione da vitamina D, oppure essere associata a riassorbimento osseo accelerato (immobilizzazione, trattamento con diuretici tiazidici, intossicazione da vitamina A e l'iperparatiroidismo già segnalato) o a insufficienza renale acuta.

Rara, ma possibile, l'evenienza di una sindrome latte-alcali.

I sintomi dipendono dalla gravità dell’ipercalcemìa, e possono essere renali (da eccessiva escrezione di calcio con le urine): poliuria, formazione di calcoli renali; cardiaci: alterazioni elettrocardiografiche, aritmie; digestivi: nausea, vomito, stitichezza; neurologici: astenia, sonnolenza, confusione mentale.

La terapia si basa sulla rimozione della causa, sulla abbondante idratazione, sulla somministrazione di diuretici che agiscono sull’ansa di Henle e, a seconda dei casi, fosfati, difosfonati, cortisonici e calcitonina.

In casi estremi può rendersi necessario il ricorso all'emodialisi.

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