Miastenìa
Definizione medica del termine Miastenìa
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Definizione di Miastenìa
Miastenìa
Indice:EziopatogenesiClinicaDiagnosiTerapiaSindromi miasteniche(o miastenia gravis) malattia a componente autoimmune caratterizzata da esauribilità dello sforzo muscolare volontario: la contrazione, cioè, inizia normalmente ma si esaurisce troppo presto, recuperando solo dopo un periodo di riposo.
Tale difetto, caratteristicamente, è continuamente fluttuante: oscilla, infatti, non solo di giorno in giorno, ma addirittura di ora in ora.
EziopatogenesiLa malattia è dovuta a un difetto della trasmissione a livello della giunzione neuromuscolare (placca motrice), conseguente a un’aggressione autoimmune contro i recettori postsinaptici dell’acetilcolina: la presenza di autoanticorpi diretti contro i recettori colinergici è stata infatti dimostrata nel 90% dei casi: il loro effetto sarebbe quello di ostacolare la trasmissione degli impulsi nervosi rendendo impossibile il mantenimento nel tempo della contrazione e quindi dello sforzo muscolare.
Nella miastenìa il timo ha un grande ma non chiarito ruolo.
È stato osservato, per esempio, che i pazienti colpiti da miastenìa hanno ancora il timo: iperplastico il più delle volte, sede di una neoplasia -timoma- nei casi restanti.
Sarebbe inoltre presente una alterazione della popolazione linfocitaria timica, con maggior numero di linfociti B rispetto ai T, il che potrebbe giustificare la produzione autoanticorpale.
Altre associazioni segnalate sono quelle con i distiroidismi (soprattutto ipertitoidismi), con l'iposurrenalismo e con altre malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico e l'artrite reumatoide.
ClinicaIl soggetto tipicamente colpito da miastenìa può essere una giovane donna, oppure un uomo oltre i 40 anni: la prima evenienza è la più frequente, la seconda solitamente la più grave.
L'esordio clinico viene spesso precipitato da situazioni di stress, da traumi o da altre malattie.
Inizia il 'periodo attivo', che dura in media 5 anni e è determinante per la prognosi: quasi sempre l'esordio è caratterizzato da disturbi oculomotori (per esempio, si affaticano gli occhi guardando la televisione; possono comparire ptosi palpebrale, strabismo e diplopia); a volte i sintomi restano sempre solo questi, altre volte la malattia può generalizzarsi, coinvolgendo anche i muscoli del collo, del cingolo scapolare (il paziente non riesce più a pettinarsi, a masticare, a parlare; anche la mimica e la deglutizione sono compromesse) e del cingolo pelvico (non riesce a salire le scale).
Tutte queste attività vengono regolarmente iniziate, ma il paziente non riesce a completarle.
Le complicanze più gravi sopravvengono se e quando viene coinvolta la muscolatura respiratoria.
Tale evento si può presentare come condizione di assoluta emergenza, nel corso di una 'crisi miastenica' (dovuta a un improvviso peggioramento della malattia) o di una 'crisi colinergica' (in caso di sovradosaggio terapeutico con anticolinesterasici).DiagnosiLa diagnosi si avvale di tre strumenti importanti: 1) test con inibitori reversibili dell'acetilcolinesterasi (anticolinesterasici): la prova, eseguita per iniezione endovenosa di cloruro edrofonio, ottiene un effetto clamoroso, risolvendo la sintomatologia in breve tempo (e purtroppo per breve tempo); 2) la positività del test precedente va confermata attraverso l'esecuzione di una elettromiografia (EMG) con stimolazione ripetitiva, che mostrerà una risposta muscolare in progressivo decremento; 3) è infine possibile dosare gli anticorpi contro i recettori postsinaptici dell'acetilcolina: ciò risulta utile particolarmente nelle forme di miastenìa solamente oculare, dove l'EMG non è praticabile.
TerapiaLa terapia sintomatica si basa sull'utilizzo di inibitori reversibili dell'acetilcolinesterasi a più lunga durata d'azione rispetto al cloruro edrofonio, come la piridostigmina; quella eziologica, sfrutta l'effetto immunosoppressore dei cortisonici e -in casi selezionati (presenza di timoma, forme generalizzate, età inferiore ai 50 anni)- la timectomia, cioè l'asportazione del timo.
La plasmaferesi consente di sostituire il plasma del paziente con quello di donatori sani, privo di autoanticorpi.Sindromi miastenicheQuadri clinici simili alla miastenìa possono essere dovuti a intossicazione botulinica, carcinomi bronchiali, tireotossicosi, intossicazione da farmaci (antibiotici), atrofie di origine nervosa o muscolare.
Tale difetto, caratteristicamente, è continuamente fluttuante: oscilla, infatti, non solo di giorno in giorno, ma addirittura di ora in ora.
EziopatogenesiLa malattia è dovuta a un difetto della trasmissione a livello della giunzione neuromuscolare (placca motrice), conseguente a un’aggressione autoimmune contro i recettori postsinaptici dell’acetilcolina: la presenza di autoanticorpi diretti contro i recettori colinergici è stata infatti dimostrata nel 90% dei casi: il loro effetto sarebbe quello di ostacolare la trasmissione degli impulsi nervosi rendendo impossibile il mantenimento nel tempo della contrazione e quindi dello sforzo muscolare.
Nella miastenìa il timo ha un grande ma non chiarito ruolo.
È stato osservato, per esempio, che i pazienti colpiti da miastenìa hanno ancora il timo: iperplastico il più delle volte, sede di una neoplasia -timoma- nei casi restanti.
Sarebbe inoltre presente una alterazione della popolazione linfocitaria timica, con maggior numero di linfociti B rispetto ai T, il che potrebbe giustificare la produzione autoanticorpale.
Altre associazioni segnalate sono quelle con i distiroidismi (soprattutto ipertitoidismi), con l'iposurrenalismo e con altre malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico e l'artrite reumatoide.
ClinicaIl soggetto tipicamente colpito da miastenìa può essere una giovane donna, oppure un uomo oltre i 40 anni: la prima evenienza è la più frequente, la seconda solitamente la più grave.
L'esordio clinico viene spesso precipitato da situazioni di stress, da traumi o da altre malattie.
Inizia il 'periodo attivo', che dura in media 5 anni e è determinante per la prognosi: quasi sempre l'esordio è caratterizzato da disturbi oculomotori (per esempio, si affaticano gli occhi guardando la televisione; possono comparire ptosi palpebrale, strabismo e diplopia); a volte i sintomi restano sempre solo questi, altre volte la malattia può generalizzarsi, coinvolgendo anche i muscoli del collo, del cingolo scapolare (il paziente non riesce più a pettinarsi, a masticare, a parlare; anche la mimica e la deglutizione sono compromesse) e del cingolo pelvico (non riesce a salire le scale).
Tutte queste attività vengono regolarmente iniziate, ma il paziente non riesce a completarle.
Le complicanze più gravi sopravvengono se e quando viene coinvolta la muscolatura respiratoria.
Tale evento si può presentare come condizione di assoluta emergenza, nel corso di una 'crisi miastenica' (dovuta a un improvviso peggioramento della malattia) o di una 'crisi colinergica' (in caso di sovradosaggio terapeutico con anticolinesterasici).DiagnosiLa diagnosi si avvale di tre strumenti importanti: 1) test con inibitori reversibili dell'acetilcolinesterasi (anticolinesterasici): la prova, eseguita per iniezione endovenosa di cloruro edrofonio, ottiene un effetto clamoroso, risolvendo la sintomatologia in breve tempo (e purtroppo per breve tempo); 2) la positività del test precedente va confermata attraverso l'esecuzione di una elettromiografia (EMG) con stimolazione ripetitiva, che mostrerà una risposta muscolare in progressivo decremento; 3) è infine possibile dosare gli anticorpi contro i recettori postsinaptici dell'acetilcolina: ciò risulta utile particolarmente nelle forme di miastenìa solamente oculare, dove l'EMG non è praticabile.
TerapiaLa terapia sintomatica si basa sull'utilizzo di inibitori reversibili dell'acetilcolinesterasi a più lunga durata d'azione rispetto al cloruro edrofonio, come la piridostigmina; quella eziologica, sfrutta l'effetto immunosoppressore dei cortisonici e -in casi selezionati (presenza di timoma, forme generalizzate, età inferiore ai 50 anni)- la timectomia, cioè l'asportazione del timo.
La plasmaferesi consente di sostituire il plasma del paziente con quello di donatori sani, privo di autoanticorpi.Sindromi miastenicheQuadri clinici simili alla miastenìa possono essere dovuti a intossicazione botulinica, carcinomi bronchiali, tireotossicosi, intossicazione da farmaci (antibiotici), atrofie di origine nervosa o muscolare.
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