Epicondilite
Definizione medica del termine Epicondilite
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Definizione di Epicondilite
Epicondilite
(o gomito del tennista), malattia dovuta all'infiammazione dei tendini dei muscoli dell’avambraccio al loro punto di inserzione sull'epicondilo (estremo distale dell’omero).
È provocata da una sollecitazione eccessiva di questa inserzione e da microtraumi ripetuti.
Sembrano avere un ruolo anche l’invecchiamento del tessuto tendineo, errori nella tecnica di esecuzione di alcuni movimenti ripetuti, una certa predisposizione individuale.
Si manifesta con dolore spontaneo al gomito, che s’irradia alla faccia posteriore dell’avambraccio e della mano, specie durante e dopo uno sforzo: il dolore è, infatti, esacerbato dai movimenti di estensione del polso, specie se eseguiti contro una resistenza.
Nei casi gravi possono essere impediti movimenti anche banali, come stringere la mano o sollevare un oggetto leggero.
Anche la palpazione può provocare dolore.
Spesso la radiografia delle parti interessate è negativa; talora si osservano microcalcificazioni.
La terapia si basa sul riposo dell’arto (eventualmente con apparecchio gessato per 10-15 giorni), sull'applicazione locale di ghiaccio o di impacchi freddi, sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori, o su infiltrazioni locali con cortisonici.
Utile anche la fisioterapia e l'applicazione di tutori ortopedici.
Nei casi che non traggono beneficio da questi trattamenti si rende necessario l’intervento chirurgico con lo scopo di asportare il tessuto tendineo degenerato, o di sezionare i muscoli coinvolti.
È provocata da una sollecitazione eccessiva di questa inserzione e da microtraumi ripetuti.
Sembrano avere un ruolo anche l’invecchiamento del tessuto tendineo, errori nella tecnica di esecuzione di alcuni movimenti ripetuti, una certa predisposizione individuale.
Si manifesta con dolore spontaneo al gomito, che s’irradia alla faccia posteriore dell’avambraccio e della mano, specie durante e dopo uno sforzo: il dolore è, infatti, esacerbato dai movimenti di estensione del polso, specie se eseguiti contro una resistenza.
Nei casi gravi possono essere impediti movimenti anche banali, come stringere la mano o sollevare un oggetto leggero.
Anche la palpazione può provocare dolore.
Spesso la radiografia delle parti interessate è negativa; talora si osservano microcalcificazioni.
La terapia si basa sul riposo dell’arto (eventualmente con apparecchio gessato per 10-15 giorni), sull'applicazione locale di ghiaccio o di impacchi freddi, sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori, o su infiltrazioni locali con cortisonici.
Utile anche la fisioterapia e l'applicazione di tutori ortopedici.
Nei casi che non traggono beneficio da questi trattamenti si rende necessario l’intervento chirurgico con lo scopo di asportare il tessuto tendineo degenerato, o di sezionare i muscoli coinvolti.
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